Nessuno cancellerà questo sangue. Riflessioni sulla lotta al Testet e sulla morte di Rémi Fraisse. Capitolo 3

Questi 3 capitoli sono il risultato di una scrittura collettiva che aspira a fare il punto dopo due settimane di mobilitazioni intense vissute da un gruppo di italiani attivi nella realtà parigina.

 

Capitolo 3 – Racconto delle mobilitazioni viste da Parigi dal 26 ottobre all’ 8 novembre

 

Svegliarsi con un morto in più

A partire da domenica 26 ottobre la Francia ha avuto un sobbalzo, un pessimo risveglio, la realtà è davanti agli occhi a ritestimoniare di un dispositivo di forze armate sempre più violento, un regime statale sempre più repressivo e di un sistema economico e sociale che porta avanti solo gli interessi dei pochi e potenti. Da domenica 26, si susseguono in tutta la Francia manifestazioni, presidi, marce silenziose che iniziano ad ogni occasione con un saluto a Rémi.

In questa ultima settimana si è avuta la percezione di essere di fronte ad uno Stato che impone e mantiene l’ordine con l’uso della violenza. Le forze dell’ordine hanno instaurato in questi giorni di choc post morte di Rémi un clima di terrore,  aggredendo, arrestando, impedendo con la forza la libertà persino di manifestare il minimo dissenso rispetto alle vicende accadute lo scorso week end alla diga del Testet. Attraverso un ordine pubblico agito in siffatta maniera lo Stato sembra cercare l’anestetizzazione del popolo, l’accettazione di ciò che è successo a Sivens, senza se senza ma, « consigliando » praticamente una sottomissione. Latente, ma neanche troppo, il messaggio dello Stato francese si potrebbe tradurre così : « E’ andata così, c’è stato un errore, va bene. Ora però basta ». D’altronde, come ha detto Carcenac, il  presidente del consiglio generale del Tarn « Mourir pour des idées, c’est une chose, mais c’est quand même relativement stupide et bête ». (« Morire per delle idee è una cosa,  ma è comunque relativamente stupido e sciocco »). La frase di Carcenac si commenta da sola.

 

La protesta invade la Francia

unmortautestetDomenica 26, i primi presidi spontanei si fanno soprattutto nelle cittadine vicino alla zona di cantiere, Albi et Gaillac, ma anche a Parigi. Le manifestazioni invadono poi la Francia la settimana successiva. A Tolosa e Nantes (video 1 e 2) si verificano violenti scontri, ma ci sono presidi e cortei spesso vietati e repressi anche a Parigi, Rennes, Caen, Notre-Dame-des-Landes, Marsiglia, Lione, Angers, Saint-Etienne, Vannes, Millau, Castres, Bourges, Gap, Lorient, Alès, Vaour, Mirande, Tulle, La Villedieu, Nîmes, Douarnenez, Dunkerque, Epinal, Dijon, Saint-Brieu, Saint-Denis-de-la-Réunion, Chalon-sur-Saône, Segré, Avignon, Alençon, Cahors, Brest, Aix, Périguex, Montpellier, La Rochelle, Lango, Poitiers, Lons le Saunier, Sète, Tours, Pontivy, La Flèche, Le Mans, Nîmes, Loches, Tarbes, Rodez, Villeuneuve-sur-Lot, Briançon, Carcassone, Metz, Saint-Gaudens, Besançon, Limoges, Moulins, Bayonne, Grenoble, Saint-Brieuc, Auxerre, Bordeaux, Pau, Chambéry, Aurillac, Genève, Bruxelles, Lausanne, Barcellona, Torino, Milano, Londra…

A una settimana dalla notte del 25 ottobre, diverse migliaia di persone si sono riunite domenica 2 novembre sul sito del progetto della diga di Sivens per una marcia silenziosa in omaggio a Rémi Fraisse.  Un grande numero di persone ha esposto un adesivo su cui figura un ranuncolo, il fiore di cui Rémi, che studiava botanica, era specialista.

 

Domenica 26, Parigi, primo presidio spontaneo

Domenica 26 il primo presidio di Parigi si svolge nella Place S. Michel a cui segue un corteo spontaneo. Queste iniziative politiche prendono quasi subito un carattere di aperta critica al contesto generale di terrore statale, contro la repressione giudiziaria, contro la violenza delle forze dell’ordine, contro le armi militari impiegate su civili. Si rivendica la rinuncia al progetto del Testet, il disarmo delle forze dell’ordine, soprattutto ovviamente l’uso delle granate, la fine dell’impunità giudiziaria: « Dai cantieri per le grandi opere alle periferie urbane opporsi alla violenza di stato non é reato » è il messaggio di solidarietà e di protesta contro la repressione che richiama una partecipazione popolare forte.

Da subito il dispiegamento della polizia è fuori da ogni limite, le camionette e le forze dell’ordine si perdono a vista d’occhio. Nonostante questo, un corteo riesce a liberarsi per le strade della città percorrendo il Bd. S. Michel, le vie del Quartiere Latino gremito di turisti, per raggiungere infine la piazza dell’Hotel de Ville, il comune di Parigi. Solo qui, la polizia con i suoi ingombranti mezzi riesce a raggiungere i manifestanti, accerchiandoli e costringendoli poi a disperdersi e allontanarsi per le varie uscite del metro.

Gli slogan e i cori dei manifestanti alludono al ricordo di Remi ma anche e soprattutto alla rabbia di fronte ad un’istituzione pubblica e ad un sistema che reprime e uccide: « Flics, porcs, assasins -Sbirri, porci, assassini » ma anche « L’état tue, tue l’état- lo Stato uccide uccidi lo Stato « .

 

Una settimana di assemblee, presidi e tentativi di corteo

Martedì 28 il Ministro degli Interni Bernard Cazeneuve dichiara la sospensione dell’utilizzo delle granate offensive. In realtà, le granate che vengono utilizzate dalle forze dell’ordine sono di tre tipi – tutte contenenti esplosivo di tipo TNT – e il Ministero degli interni vieta l’utilizzo del solo tipo che sembra responsabile della morte di Rémi. Questo divieto però riguarda solo esclusivamente la Gendarmeria Mobile, l’apparato supposto respondabile dell’omicidio e non il corpo CRS ed esclusivamente fino alla conclusione dell’inchiesta. I CRS quindi in occasione delle manifestazioni per Rémi in tutta la Francia, hanno continuato ad essere armati di granate e ad utilizzarle . Le granate dunque permangono nelle mani delle forze dell’ordine per reprimere e gestire l’ordine pubblico.

paris 2 novembreMercoledì 29 in serata, un nuovo presidio è indetto a Hotel de Ville alle ore 19. Dopo circa un’ora, i manifestanti tentano di partire in corteo, ma il dispositivo poliziesco è più imponente di quello di domenica. Tutte le strade, compresi i ponti sulla Senna sono bloccate da ingenti quantitativi di polizia. Nonostante ciò i manifestanti che avevano previsto l’utilizzo di un casco simbolico tengono il confronto con la polizia per due ore in rue de Rivoli, e solo verso le 22 la polizia riesce a circoscrivere un gruppo, tenendolo bloccato in una morsa per più di 4 ore, attuando la solita pratica parigina dell’accerchiamento . Conseguenze : interruzione della manifestazione, controllo dei documenti per più di 200 compagni, 120 persone trasportate in 5 diversi commissariati, più di 80 manifestanti liberati durante la notte (allo scadere delle 4 ore per il controllo delle identità, le autorità sono costrette a rilasciare o a mantenere i manifestanti in commissariato).  Conclusione dell’operazione di polizia : 23 procedure per rifiuto di identificazioni e 1 personna sotto controllo giudiziario con accuse per organizzazione di manifestazione illegale, oltraggio e danneggiamento.

La risposta dell’Assemblea Generale parigina del  movimento  in sostegno alla lotta nel Testet e alla morte di Rémi è stata la deposizione concertata con il partito Npa della richiesta di manifestazione prevista per domenica 2 novembre alla Prefettura che il giorno successivo risponde con un divieto della manifestazione.

Il NPA e il Parti de Gauche, i partiti di Besançenot e Melénchon, che avevano già lanciato pubblicamente la manifestazione in omaggio a Rémi Fraisse per domenica  2 novembre ore 15 con partenza da Stalingrad, decidono di rinunciare alla manifestazione che loro stessi avevano indetto per partecipare invece al sit-in pacifico lanciato per le ore 16 nella parte più ricca di Parigi, negli Champs de Mars, sotto la Tour Eiffel con l’associazione ambientalista al quale era iscritto Rémi, France Nature Environnement. Un comportamento davvero deludente per due partiti che si considerano essi stessi uno di sinistra e l’altro di estrema sinistra.

 

Domenica 2 novembre, Parigi blindata e situazione irreale

La manifestazione di domenica con appuntamento alla rotonda di Stalingrad si è svolta in modo inimmaginabile. Una sorta di stato di polizia o come si sentiva dire in piazza ieri: « una dittatura della polizia ». Una trentina di persone in procinto di recarsi alla manifestazione sono state fermate già alle stazioni delle metro di Croix de Chavaux e Mairie di Montreuil, in periferia di Parigi dove abitano, in occupazioni o meno, molti militanti.

Circa 400 persone sono riuscite nonostante tutto a trovarsi nella rotonda a Stalingrad.

Numerosissimi controlli sono stati effettuati ai lati della piazza e alle varie entrate della piazza, alle uscite della metro alla stazione di Stalingrad, ma anche nelle stazioni metro attigue (Jaurès, Colonel Fabien, Belleville…). Controlli di identità, perquisizioni di zaini, venivano addirittura fermate persone che percorrevano le strade di Parigi in bicicletta, lontani tre, quattro chilometri da Stalingrad.

In Piazza della Rotonda, dopo un’ora circa di raduno silenzioso, circondato ad ogni lato della piazza da un gran numero di crs, un corteo ha provato a formarsi ed ha tentato di  partire lungo il canale trovandosi sbarrata la strada dopo un centinaio di metri dove è stato accerchiato e gasato; qualche persona ha ricevuto delle cariche a colpi di tonfa .

Interi quartieri di Parigi militarizzati, un centinaio di cellulari della polizia . La polizia ha obbligato il corteo a rientrare in Piazza della Rotonda per poi accerchiare chi non è riuscito a uscire dalla piazza e infine caricare sul bus e portare in commissariato le vittime di questo accerchiamento. Non ancora soddisfatte le forze dell’ordine hanno piano piano disperso tutta la folla che sostava nei pressi della piazza, delle fermate metro vicine, cercando di mettere in atto altri accerchiamenti e allontanando con diverse cariche.

Ricapitolando, domenica sera alle 19h30 circa 20  persone erano in stato di fermo (garde à vue)  e altre  80 persone erano state condotte al commissariato di Rue des Évangiles, dove fuori dallo stesso commissariato si era radunata un’altra ottantina di persone per un presidio di solidarietà ai compagni fermati. Questo presidio è stato gasato e disperso brutalmente dalle forze dell’ordine.

Il messaggio inviato attraverso questa forma  di controllo della piazza da parte delle forze dell’ordine francesi risulta essere dunque molto chiaro : impossibilità di manifestare per la morte di Rémi, ucciso dalla violenza delle forze dell’ordine. Il giochetto è provocatorio: interdire qualsiasi esperessione di dissenso, al fine di utilizzare il pretesto di « manifestazione non autorizzata » per caricare, deportare, arrestare. Lo stesso tipo di repressione era stato messo in atto dallo stato francese proprio quest’estate per mettere a tacere la solidarietà espressa al popolo palestinese in alcuni quartieri di Parigi.

Oltre al danno anche la beffa. Dopo la violenza che ha portato alla morte di Rémi Fraisse, è partita un’azione  di repressione che sembra quasi  irreale data la sua portata.

 

Seconda settimana di lotta, sempre di più le vittime della repressione

Martedi 4 novembre, assemblea per organizzare la seconda settimana di mobilitazioni: controlli della polizia sono denunciati da chi entra e esce. L’assemblea decide di chiamare a una manifestazione unitaria sabato 8 novembre.

blocage lycéesGiovedì 6, i liceali lanciano un appello a bloccare le scuole per ricordare Rémi e denunciare gli abusi della polizia. Nella regione parigina si contano una trentina di licei bloccati e un corteo di 2000 liceali sfocia nelle strade della capitale. Sono i primi a riuscire a portare per le strade della città la rabbia contro la polizia senza essere soffocati dal dispiegamento militare.

Le organizzazioni e i partiti che hanno deposto la richiesta di autorizazzione per la manifestazione di sabato se la vedono rifiutare. La mobilitazione liceale continua il venerdì 7 con una ventina di scuole bloccate e un corteo anche contro l’espulsione di un liceale sans papier. Alla vigilia del corteo parigino, 2 persone arrestate mentre attacchinavano con capi d’accusa di rifiuto d’identificazione e incitazione alla ribellione. Durante la serata arriva la notizia che il corteo di sabato a Parigi è autorizzato, quello nazionale a Tolosa e quello di Rennes invece vietati.

Sabato 8 partono un pò più di 1000 persone da Bastille, liceali e collettivi di sostegno alle vittime della polizia in testa, i partiti di sinistra e dei verdi in fondo al corteo, con scarsa partecipazione. Qualche tafferuglio con le forze dell’ordine, un gruppo di baceux (brigata anti-criminale, in civile nelle manifestazioni) è cacciata dal corteo, gas e colpi di tonfa, una persona colpita alla testa. Ma niente scontri importanti. Il corteo si chiude con interventi lanciati dal collettivo « Urgence notre police assassine » (« Emergenza : la nostra polizia ammazza »), collettivo che con la morte di un miltante bianco durante una manifestzione trova finalmente lo spazio e il pubblico per denunciare tutti gli altri omicidi di polizia nei quartieri che passano nell’indifferenza generale.

A Tolosa, la manifestazione non autorizzata riesce a partire malgrado cariche, gas, arresti e confusione (video). Anche à Rennes et alla Zad di Notre-Dames-des-Landes cortei sotto alta sorveglianza.

Compagni italiani in lotta a Parigi

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