Nessuno cancellerà questo sangue. Riflessioni sulla lotta al Testet e sulla morte di Rémi Fraisse. Capitolo 1

Questi 3 capitoli sono il risultato di una scrittura collettiva che aspira a fare il punto dopo due settimane di mobilitazioni intense vissute da un gruppo di italiani attivi nella realtà parigina.

 

Capitolo 1 – La diga del Testet, un’opera inutile e una ZAD per la difesa del territorio 

 

Il progetto del Testet, consiste nella costruzione di una diga sul fiume Tescou, nel comune di Lisle-sur-Tarn nella  provincia del Tarn, a 50 chilometri a nord-est di Tolosa. Questo progetto è previsto in un’area naturale d’interesse ecologico, faunistico e floreale che viene inserita nella classificazione delle zone umide di interesse nazionale. La superficie è per il 70% boschiva e costituisce un enorme bacino di biodiversità: questa zona ospita 94 specie animali protette e 353 tipi di  piante. Per questo, è la zona umida più importante nella regione del Tarn dal punto di vista della biodiversità.

Il progetto, presentato come d’interesse generale, prevede di compensare la distruzione dell’ultima zona umida della regione con la creazione di altre 9 piccole zone umide, una proposta ridicola secondo alcuni esperti. Sul corso del fiume Tescou esistono attualmente 185 piccoli bacini d’acqua che equivalgono a circa 1/3 della capacità del fiume e che vengono usati da piccoli proprietari per irrigare i propri campi. La diga invece potrà  trattenere fino a 1,5 milioni di m3 di acqua. Le dimensioni approssimative della diga sono: 1,5km di lunghezza e 230m di larghezza ed occuperà una superficie totale di circa 48ha. Il 70% dell’acqua raccolta servirà per l’irrigazione di campi coltivati secondo il modello dell’agricoltura intensiva (monocultura) e il restante 30% allo smaltimento di inquinanti. Il progetto di questa diga infatti prevede la fornitura di acqua per l’irrigazione di circa 309ha di terre coltivate a mais. Come ben sappiamo, l’agricoltura intensiva prevede non solo un largo uso di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici molto inquinanti per l’ambiente e nocivi sui prodotti alimentari finiti, ma anche lo sfruttamento di enormi quantità d’acqua. Questo modello, è difeso dalla FNSEA, che è il sindacato più potente degli agricoltori e la principale lobby in Francia dal dopo guerra per lo sviluppo dell’agricoltura industriale. I sostenitori del FNSEA sulla zona promuovono il progetto della diga, fra essi anche milizie organizzate.

 

Il progetto risale a 40 anni fa ed è sostenuto dal Consiglio Generale della provincia del Tarn, al cui vertice presiede il socialista Tierry Carcenac che mantiene la presidenza in modo alterno dal 1979. La gara d’appalto per la realizzazione dei lavori è vinta dalla Compagnie d’Aménagement des Coteaux de Gascogne (CACG). Il contratto ottenuto dalla CACG prevede anche la redazione e la consegna del rapporto di pubblica utilità, il che costitusce conflitto di interessi.  La CACG ha quindi ottenuto un contratto ben appetibile dal momento che essa stessa detiene il monopolio degli studi che giustificano l’utilità e i costi del progetto e che sono interamente a carico dello Stato, per un totale di 8 milioni e 400 mila euro. La volontà della CACG è quella di accelerare l’avanzamento dei lavori che permetteranno di ottenere un finanziamento dall’Unione Europea.

Le associazioni schierate contro la costruzione della diga denunciano la mancanza di volontà da parte della CACG di partecipare ad un dibattito pubblico, né con le associazioni ambientaliste, né con ulteriori esperti. Emergono inoltre sospetti su eventuali collusioni politiche tra il Partito Socialista (PS)  e la CACG e sull’attendibilità dei dati degli studi fin’ora svolti. Questi sospetti vengono indirettamente confermati dalla pubblicazione, lunedì 27 ottobre  2014, di un rapporto redatto da una commissione di Stato convocata da  Ségolène Royale, attuale Ministro dell’Ambiente.

 

E’ in questo contesto che nel 2011 nasce il « Collettivo per la  salvaguardia della zona umida del Testet« , un collettivo di stampo  ambientalista che ha fornito un enorme lavoro di contro-inchiesta  tecnica e di lotta sul piano giuridico-legale. Le loro principali azioni sono state: sciopero della fame, sollecitazioni delle autorità pubbliche con petizioni o presidi, catene umane e manifestazioni. Nel 2013, nasce anche il collettivo « Tant qu’il y aura des bouilles, il n’y  aura pas de barrage »  – « Finchè ci saranno  delle facce, non ci sarà la diga » -. Il nome gioca sul doppio senso di « bouilles » che in francese occitano significa terreni umidi che non hanno un valore finanziario e in francese moderno significa facce. Questo collettivo è fortemente ispirato dalle esperienze di lotta di Notre Dame des Landes che di concerto con il Camp Action Climat del 2009 erano riuscite a mobilitare migliaia di  persone per occupare il  sito destinato alla costruzione dell’aereoporto. Il collettivo Tant qu’il y a aura des bouilles ha quindi dichiarato la zona di cantiere una ZAD (una Zona Da  Difendere) ed ha cercato di occuparla costruendo capanne nei boschi, occupando vecchie fattorie dismesse e installando accampamenti. Tutto ciò nell’obiettivo di moltiplicare la presenza di persone sul sito e quindi di opporsi massivamente alla distruzione della zona.

Compagni italiani in lotta a Parigi

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